Il Trono di Spade 6x07: il debutto di Ian McShane

di Marica Lancellotti - 07-06-2016

"Avevano scritto un monologo di due pagine, ecco perché sono stato invitato"



[L'articolo contiene spoiler sull'episodio 6x07]

Ecco il debutto tanto atteso di questa sesta stagione: Ian McShane! Certo, è stata un'apparizione piuttosto fugace, a giudicare da quello che abbiamo visto nell'ultima scena, a meno dell'arrivo improvviso di una Sacerdotessa Rossa qualunque.

Com'è cominciata l'avventura ne Il Trono di Spade?

«Gli autori avevano scritto questo lungo monologo di due pagine e serviva qualcuno che lo recitasse, proprio come accadeva in Deadwood. Così hanno pensato a me. Era davvero ben scritto ed è stato un piacere lavorare su quel set, con Rory (McCann, il Mastino), il regista. Sono stati cinque, divertenti giornate a Belfast».

Cos'hai apprezzato di più in Ray (il personaggio che interpreta)?

«Anzitutto, compare solo per un episodio, ecco perchè ho voluto farlo. Ovviamente sta per essere ucciso, ma quando ho letto il copione mi è piaciuto. É come se improvvisasse un meeting, non degli alcolisti anonimi ma degli assassini anonimi. Si tratta di un ex guerriero, stanco di uccidere e alla ricerca di una nuova strada su cui indirizzare la sua vita. Credo che lo scopo del personagio fosse reintrodurne un alro (il Mastino!) e arricchirlo con un po' di umanità, soprattutto: spingerlo a riflettere sulla propria esistenza futura».

Non è mai troppo tardi per cambiare il corso della propria vita, è questo il messaggio più importante che Ray vuole trasmettere. Pensi ci sia riuscito?

«Non so cosa succederà nei prossimi episodi. Ma se stanno seguendo il codice Western, allora lui dovrebbe vendicarmi, per poi continuare la sua vita in modo diverso. C'è bisogno di vendetta, e di un espediente per ottenerla. Non sono a favore della pena di morte, ma comprendo la vendetta personale. Come si conciliano queste cose nella vita reale? Nei film si può fare molto facilmente, basta mostrare qualcuno che ha subito un torto e improvvisamente la sua moralità è dalla parte del giusto».

Com'è stato essere sul set della serie tv più famosa al mondo? Ti sentivi sotto pressione?

«Nessuna pressione. Mi è piaciuto poter incontrare i creatori, per il resto ho lavorato solo con Rory McCann perchè avevo scene solo con lui. É stato un po' come in Deadwood, quando abbiamo cominciato a girare e poi sono passate altre tre stagioni. L'aspetto interessante è che in quel momento sei una parte nello show, ma non sei parte dello show, allo stesso tempo».

Come sai la produzione de Il Trono di Spade è piuttosto reticente. Come hai preso la "persecuzione" dei fan una volta diffusasi la notizia della tua partecipazione?

«Tutto questo è la naturale causa di internet. Non presto molta attenzione a certi fenomeni, non sono neanche sui social network! Mi sorprende sempre la risonanza di certe informazioni, però bisogna tener presente che è pubblicità che si aggiunge alla fama dello show. Il motivo stesso di quest'intevista è la pubblicità. L'altro giorno stavo registrando il commento per i contenuti speciali del DVD, ero in una stanza con il produttore Bryan Cogman e Natalie Dormer. Il tutto era stato organizzato con talmente tanta cautela che bisognava anche chiedere "Posso prendere in mano il telefono"? Come se la Marina stesse pianificando la guerra».

E come avranno preso alla HBO la sua definizione de Il Trono di Spade come uno show di "tette e draghi"? Ian McShane è convinto che, in realtà, si siano divertiti molto, nonostante le proteste dei fan. Solo su una cosa l'hanno rimproverato: aver lasciato intuire in anticipo che sarebbe morto. E così è stato.

Fonte: EW

© RIPRODUZIONE RISERVATA
VAI ALLA SCHEDA

Commenti