Il Trono di Spade 6x09: la parola al regista

di Marica Lancellotti - 21-06-2016

La parte peggiore? I cavalli!



[Attenzione! Contiene spoiler dell'episodio 6x09]

Lui è Miguel Sapochnik. Aveva già lavorato per Il Trono di Spade dirigendo Hardhome nella quinta stagione, altra epica battaglia, ancora Jon Snow nella parte dell'eroe. Sicuri del risultato, i produttori gli hanno affidato anche l'ultimo episodio di stagione, il prossimo.

In un'intervista con Entrertainment Weekly, il regista ha rivelato tanti piccoli dettagli, accorgimenti che sono serviti a fare di Battle of the Bastards un episodio televisivo degno del grande schermo, senza nascondere tutte le difficoltà e la grande sfida che per lui ha rappresentato.

Abbiamo visto battaglie campali in tanti film? Quali elementi hai cercato di emulare?

«Ho osservato ogni battaglia che sono riuscito a trovare e ho cercato dei particolari - cosa funziona, cosa no, cosa ti allontana dalla scena e cosa, invece, ti tiene incollato. Il grande modello è stato Ran di Akira Kurosawa. É stato interessante notare come la messa in scena delle battaglie nel corso degli anni sia cambiata drasticamente. Anzitutto pensate che, quando ci sono le riprese aeree di una carica a cavallo, in passato era tutto reale, niente CGI o altri effetti speciali. Poi, spesso quando i cavalli cadevano si facevano veramente male, oggi invece questo problema non esiste. D'altro canto però, più guardavo quelle scene più capivo che le riprese aeree della carica finale non ti consentono di vivere appieno quel momento da spettatore. Vivi quell'istante in tutta la sua gloria, ma lo fai da osservatore esterno, senza sentire il senso di pericolo di centinai di cavalli che si scontrano.Io ero più interessato a cosa si prova stando sul campo quando tutto questo succede. Terrore assoluto? Lucidità? Cosa ti passa per la testa in questa situazione? Dopo Hardhome c'era un sacco di gente felice negli studi del Trono di Spade, ma c'era anche la consapevolezza che "BOB" sarebbe dovuto essere migliore e più epico. Dal canto mio ho cercato di dominare la pressione ripetendomi, come fosse un mantra, "Fai il meglio che puoi". Questo significa anzitutto capire la storia e usare nel modo migliore soldi e tempo a disposizione. Soprattutto: scegliere un tuo punto di vista».

Benioff e Weiss hanno detto che tutto il team ha guardato a battaglie realmente accadute. Quali?

«Molte. All'inizio "BOB" era basato sulla battaglia di Agincourt, combattuta da inglesi e francesi nel 1415. Ma quando soldi e bisogni son cambiati, è diventata simile alla battaglia di Canne tra Annibale e l'esercito romano nel 216 a.C. Per David e Dan l'aspetto tattico e strategico erano fondamentali. Doveva essere chiaro il modo in cui Ramsay intrappola l'esercito di Jon, nello stesso modo in cui Davos voleva imprigionare le forze di Bolton. Per questo ho fatto molte ricerche su Alessandro Magno, famoso per l'acume strategico. Poi, ad un certo punto, devi smettere di far ricerche e raccontare una storia buona. Il muro di scudi di Bolton, per esempio, è stato un modo per emulare "il doppio avvolgimento a tenaglia" senza usare i cavalli, ed è stata anche un modo per bloccare la visuale dell'orizzonte ed evitare di dover vestire troppi cadaveri o mettere in scena altri combattimenti, perchè non avevamo più soldi. Eppure a me è piaciuto molto il muro di scudi: era "fascista" ma dava un buon aspetto grafico».

Aggiungere cavalli rende tutto più difficile...

«Soprattutto per il tempo. Si impiega almeno il 50% in più per fare ogni cosa. In più hanno bisogno di un certo tipo di terreno per correre, quando pioveva dovevamo cospargere il campo di ghiaia per renderli più sicuri e stabili. Anche i cavalli si annoiano, alcuni "recitano" meglio di altri. Hanno bisogno di un intero campo per riposarsi... e fanno i loro bisogni per tutto il tempo. Una delle scene più difficili è stata quella della discussione prima della battaglia: avere cavalli che stanno lì e non fanno niente è molto più difficile che farli trottare per tutto il giorno. Scorreggiavano e facevano pipì, spesso nel bel mezzo delle battute di Kit Harington».

Qual è stata la sfida maggiore?

«Già la logistica è stata una battaglia degna del nome, anche senza considerare la questione vita/morte. Quindi i giorni impiegati per girare e il dove. Se piove? Come fai a provvedere ai pasti di 600 persone? A volte ciò che influenza le mie decisioni creative sono mere questioni pratiche. Per ogni carica di cavalleria ci volevano 25 minuti per sistemare di nuovo la neve finta sul campo. 500 comparse dovevano sembrare 8000: è come un'equazione matematica folle. Soprattutto: come riesci a far correre tutti questi uomini l'uno contro l'altro, coperti di fango, sotto la pioggia e poi ancora, per altri 25 giorni, 10 ore al giorno, evitando che ti mandino a quel paese? Altra sfida era il programma. Dopo averne letto solo una traccia (non avevamo il copione), siamo andati a vedere la location, Saintfeld, nell'Irlanda del Nord. I produttori mi hanno chiesto un calcolo dei giorni. Dopo un po' ho risposto 28, loro mi hanno detto che ne avevamo 12. Poi siamo arrivati a 25, incluse tutte le scene di Grande Inverno dopo "BOB". Raggiungere questo numero di giorni è stata la sfida più grande, l'affare più difficile a cui io abbia mai lavorato [...]».

Quando giri cerchi sempre una storia tra i personaggi. Come procedi?

«Un giorno ho realizzato che non potevamo completare la sequenza così come era stata programmata. Tre giorni di pioggia avevano reso il campo una palude, molte cose rallentavano e l'umore generale non era buono. Ho scritto una email ai produttori, suggerendo un'alternativa che avrei girato senza copione. Ho inviato il messaggio e ho preso una tazza di thè, sicuro che mi avrebbero rimperoverato per quella proposta. D'altro canto non potevo procedere senza il loro permesso. Dopo 15 minuti ho ricevuto la risposta di David e Dan: non riuscire a finire come da copione non era il massimo, capivano la situazione e si fidavano di me. Credo che quella parte della sequenza, in cui Jon è sepolto vivo dalla carica dei Bruti, sia una delle mie preferite. Niente effetti speciali o combattimenti, solo Kit, la sua interpretazione favolosa e una ripresa dall'alto mentre prova ad uscire. E poi mi è piaciuto il fatto di poter seguire la mia intuizione. Ricevere quell'attestao di fiducia è stato un privilegio [...]».

Quando Ransay ha giocato a cacciare Rickon, il vero obiettivo era Jon Snow?

«Certamente! Nella scena che precede la battaglia Sansa mette in guardia Jon dal non cadere nella trappola di Ramsay, e lui, puntualemnte, ci casca».

A Meereen. Quanto è stato complicato girare una scena d'azione con tre draghi virtuali?

«Mi ha aiutato avere Joe Bauer e Steve Kullback lì (supervisore e producer degli effetti speciali). I draghi sono le loro creature, dopo avere pre-visualizzato e girato le scene in live action, si tratta di lasciare tutto nelle loro mani. Per questa sequenza Dan e David hanno detto che volevano funzionasse da "dimostrazione" di quello che succederà. Così ho provato ad approcciarla nella maniera più elegante ed epica che ho potuto, come un grande film. Con "BOB" appena dietro l'angolo, le due scene erano in competizione per le risorse e questo ha avuto un ruolo determinante per il girato. Abbiamo dovuto allentare un po' la pressione sulla sequenza di "BOB" per la natura degli elementi in campo, invece la scena della Baia degli Schiavisti è stata programmata scatto per scatto. Abbiamo discusso a lungo su come inserire i draghi, perchè non risultassero troppo irreali. Volevo che il girato desse l'impressione di essere stato fatto dal vivo, come se i draghi fossero reali. Ho insistito perchè il singolo fotogramma fosse reso leggermente più piccolo del drago, per dare l'impressione dell'animale "in volo". Queste "cose" dovrebbero essere così grandi e veloci da rendere difficile star loro dietro. Abbiamo dovuto, inoltre, dar fuoco alle barche e ai soldati, il che è divertente se pensate che stava piovendo e avevamo una sola imbarcazione a cui non potevamo dar fuoco. Quando tutto è stato girato, il team per gli effetti speciali e la produzione hanno costruito un complicatissimo sistema a forma di dorso di drago, in modo che Emilia Clarke potesse cavalcarlo e noi filmare. Un piccola montagna russa personale che abbiamo girato a Belfast e poi unito all'altro materiale».

Cosa ti esalta del lungo finale della prossima settimana?

«Che sia tanto epico quanto l'episodio 6x09.... ma per ragioni completamente differenti».

Fonte: EW

© RIPRODUZIONE RISERVATA
VAI ALLA SCHEDA

Commenti