Souvenir da Downton Abbey: la nostra intervista a Phyllis Logan e Michael Fox

di Marica Lancellotti - 13-12-2016

Abbiamo incontrato "Mrs Hughes" e "Andrew Parker" in occasione dell'uscita del cofanetto natalizio con tutte le sei stagioni



Dal 2010 al 2015 ha tenuto milioni di spettatori in tutto il mondo incollati al televisore e alle vicende della famiglia Crawley, servitori compresi. Innumerevoli premi vinti, tra cui 3 Golden Globes e ben 12 Emmy (è lo show non americano con più nomination nella storia della competizione), e addirittura due libri ambientati tra i segreti del suo backstage: stiamo parlando di Downton Abbey, la serie britannica in costume diventata un vero e proprio fenomeno di culto.

Per sei stagioni il pubblico fedelissimo si è lasciato trasportare da storie romantiche, segreti inconfessabili, misteri, omicidi e tradimenti, poi, nel giorno di Natale del 2015 (in Inghilterra, in Italia l'episodio finale è andato in onda il 28 febbraio 2016 su La5) Downton Abbey ha detto addio. Anche se, forse, non per sempre, come ci hanno raccontato Phyllis Logan (Mrs. Hughes, la capogovernate) e Michael Fox (il cameriere Andrew Parker), due dei protagonisti che abbiamo incontrato in un hotel nel centro di Milano.

Arrivati in Italia per promuovere il lancio dell'esclusivo cofanetto natalizio - con le 6 stagioni della serie, due bonus disc, booklet in italiano e tovaglietta con il logo della serie (trovate le foto nella gallery in basso) - hanno condiviso con noi, tra una tazza di tè (rigorosamente con latte) e l'altra, alcuni dei ricordi più divertenti ed emozionanti del set, oltre a quella che sembra più di una speranza per il futuro.

Il successo di Downton Abbey è stato incredibile, qual è il segreto della formula perfetta?

«Non è facile capire le ragioni di un simile trionfo. La serie copre un arco temporale di circa 10 anni, poco più, in cui i cambiamenti, sociali e tecnologici, si sono susseguiti molto in fretta. Probabilmente è questo che la rende speciale: il fatto che ci siano affinità con i frenetici ritmi moderni. Ma c'è un altro fattore fondamentale ed è tecnico: Downton Abbey è una delle prime serie a portare sullo schermo televisivo la qualità del cinema, dalla regia alla fotografia, agli attori. Nell'epoca delle grandi produzioni di Netflix e Amazon questo sembra normale, ma la qualità delle riprese di Downton Abbey nel 2010 era qualcosa di nuovo. Soprtatutto uno stile che nessuno si aspettava di trovare in una serie in costume».

I costumi sono stati una componente fondamentale...

P.L. «Assolutamente sì! Il mio personaggio è stato l'ultimo a togliersi il corsetto, ma nonostante ciò mi sono veramente divertita e penso sinceramente che i costumi siano una delle ragioni del prestigio dello show. Il set era pieno di abiti, per ogni occasione, abbiamo avuto 3 costumiste. Io avevo solo due cambi, per il giorno e per la sera, quindi non ero costretta alle prove infinite, però non nego di aver invidiato, a volte, alcune mie colleghe, che interprtavano i personaggi dei piani alti, per gli speldidi abiti che avevano l'opportunità di indossare, come Penelope Wilton»

M.F. «Io invece non mi sono divertito così tanto (ride, ndr). Insomma, amavo il mio costume, mi faceva sentire un po' come James Bond, ma essendo un servitore in livrea dovevo essere sempre imepccabile, con una postura rigida, e per me che sono un ragazzo sempre chino sullo smartphone, vuol dire arrivare a fine giornata con il mal di schiena. Ho avuto uno sfogo sul collo per due settimane all'inizio delle riprese per via del colletto».

Come siete riusciti a calarvi nelle atmosfere del Primo Novecento?

«C'era un consulente storico, sir Alastair Bruce, che ci seguiva costantemente. Noi lo chiamavamo l'oracolo: potevamo chiedergli qualunque tipo di cosa, qualunque dettaglio, anche riguardante usi e costumi. Era la nostra persona di riferimento anche per capire come stringere una mano o se fosse il caso di alzarsi in piedi».

A livello personale, cosa ha rappresentato questo show?

M.F. «Per me Downton Abbey è stato lo svezzamento professionale, l'opportunità di lavorare con grandi attori a cui chiedere tanti utili consigli per il futuro».

P.L.«Io, oltre a essere presente dalla prima stagione, ho qualche anno in più di Michael, duqnue ho potuto apprezzare questa esperienza anche nel confronto con le precedenti: l'opinione unanime tra noi attori veterani è che non capita tutti i giorni far parte di un progetto simile, a livello professionale e personale. Spero con tutto il cuore che gli attori più giovani capiscano quale grande opportunità Downton Abbey sia stata e che, purtroppo, qualcosa di simile non capita spesso. Oltre al fatto che, grazie all'enorme successo riscosso, ciascuno di noi ha avuto l'opportunità di accompagnare la serie nella moltitudine di eventi in giro per il mondo».

Un momento particolare che ricorderete per sempre?

P.L. «Tantissimi, anche se la scena della cantante d'opera mi ha tolto il fiato: io non dovevo girare, ma mi nascondevo in ogni angolo per poter assistere e ricordo che tutti siamo rimasti a bocca aperta. Ah, e naturalmente la scena finale, in cui ho pianto tanto! Secondo Michael addirittura troppo...»

M.F. «Il mio primo giorno sul set e la prima scena in assoluto, girata in questo club fumoso, un sotterraneo londinese in cui Andrew viene portato da Thomas Barrow. E poi la scena finale, in cui tutti abbiamo pianto, ma Phyllis troppo!»

E un oggetto del set che avreste voluto portare con voi?

P.L. «Se avessi potuto avrei portato a casa il mazzo di chiavi che caratterizzava Mrs Hughes, quello che aveva sempre legato alla cintura. Ma mi avrebbero accusata di furto!»

M.F. «Io conservo ancora il primo copione, è a casa mia, chiuso in un cassetto come una reliquia. Ogni tanto mi piace riprenderlo in mano e cominciare a recitare le battute davanti allo specchio, mi riporta alle belle atmosfere del set».

Un personaggio che, tornando indietro, vorreste interpretare?

«Mr Molesley, assolutamente! Oppure il cane di casa, sempre disteso e comodo»

Per finire, si parla da mesi di un film con tutti i protagonisti: ci sarà?

«Onestamente? Al momento sappiamo quello che sapete voi, ma se dovesse accadere ne saremmo entusiasti»

© RIPRODUZIONE RISERVATA
VAI ALLA SCHEDA

Commenti