Il Trono di Spade: pro e contro di Beyond the Wall. I voti dell’episodio 7x6

di Giorgio Viaro - 21-08-2017

Ovvero, come hanno messo George R. Martin in un angolo, con in mano una scatola di Oreo



Nel Trono di Spade, la serie che ha costruito la sua fama sulle morti crudeli e sulla frustrazione dei fan, non muore più nessuno. Ora che è stato infranto perfino il tabù della penultima puntata di stagione e che ci siamo giocati la spedizione nel territorio degli Estranei, lo possiamo dire. Non solo non muoiono più i Jon e i Jaime, ma pure le spalle comiche, ovvero i Bronn e i Tormund, sono al riparo da sorprese.
Immagino gli executive della HBO in riunione con gli sceneggiatori che, dopo una lunga discussione, forniscono le linee guida: «Fate morire tre o quattro comparse e, se proprio proprio è necessario, il tizio di cui nessuno ricorda il nome».
Tutto questo mentre Martin se ne sta seduto in un angolo della sala vicino al distributore degli Oreo, e sfoglia Quattroruote.

In compenso è arrivato il drago-zombie, un colpo di scena così straordinario che sei mesi fa era uscito un fan poster che lo spoilerava.

Probabilmente sono io che non capisco. Qualche giorno fa durante una cena sul terrazzino di un’amica, si parlava di Rhaegar, Lyanna e del loro matrimonio, a testimonianza di come il lato gossip della serie abbia ormai preso il sopravvento. La prossima settimana toccherà discutere dei nomignoli affettuosi con cui Jon chiama Daenerys nell’intimità e di quelli più adatti per i figli di Tormund e Brienne.

È come se si fosse passati alla fase della raccolta, dopo una semina durata sei anni. I Sette Regni e i loro protagonisti si sono guadagnati una specie di stabilità nell’immaginario dei fan, e nessuno ha più voglia di metterlo in discussione con colpi di testa alla George R Punto Martin, tanto meno i vertici della rete che si tengono ben stretti i loro personaggi in vista dei futuri spin-off, mentre brindano ai ricavi in vasche idromassaggio riempite di champagne.
In pratica è come vedere gli Avengers, o i Defenders. Allegria.

Per chi invece amava le sorprese, per chi si era convinto che Game of Thrones fosse una salutare boccata di anarchia in un panorama fantasy sempre più omologato, non è più tempo di brindare.
Ora, so benissimo che tutta questa tirata (per di più priva di voti e di battute - Viaro, che brutta fine -, in un recap che si intitola “I voti”, poi) rischia di espormi nel giro di una settimana al pubblico ludibrio. Resta ancora un finale di stagione da quasi un’ora e mezza, per il quale si può sperare che si siano tenuti in canna qualche cartuccia di grosso calibro.

Ma in fondo io ci spero. Sbugiardatemi, copritemi di ridicolo.
Fate fuori in un colpo solo i Clegane, Brienne e Cersei.
Mettete un Jaime folle di rabbia sul trono.
Tormund a capo di una missione suicida.
Fate in modo che i piani di Ditocorto vadano a segno e Sansa avveleni la sorella, invece che farlo schiattare dopo che le due si saranno riappacificate davanti a una sambuca.
I fan vi seguiranno ovunque: vi hanno seguito finora, perché dovrebbero smettere adesso?
E poi, fatti salvi Jaime, Dany, Jon e Tyrion, che altro vi serve?

Un po’ di coraggio, cazzo.

PS: e ho taciuto del salvataggio di Jon da parte di Benjen, in assoluto il punto più basso a livello di scrittura in sette stagioni. Qui un voto 0 lo possiamo dare sereni.

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