Stranger Lucca: il Comics & Games 2017 si apre nel segno dei protagonisti della serie sci-fi che omaggia gli anni ’80. La cronaca dell’incontro

di Irene Rosignoli - 01-11-2017

Natalia Dyer, Charlie Heaton, Joe Keery e Linnea Berthelsen raccontano cosa significa far parte della squadra di Stringer Things, e come i loro personaggi sono cambiati tra la prima e la seconda stagione

Lucca Comics & Games 2017, si apre nel segno di Stranger Things. Oltre a poter visitare la suggestiva area sotterranea dedicata alla serie (per la quale si è formata una notevole coda fin dalla mattina presto), per i fan ci sarà l’occasione di trovarsi faccia a faccia con alcuni dei co-protagonisti della serie Netflix (non, attenzione, gli iconici ragazzini al centro del racconto): Natalia Dyer (Nancy Wheeler), Charlie Heaton (Jonathan Byers), Joe Keery (Steve Harrington) e Linnea Berthelsen (Kali/Otto).

Ma prima dell’incontro con il pubblico, il cast ha incontrato la stampa, e Best Movie era presente.

La serie Stranger Things è diventata nel corso di poco più di un anno un notevole fenomeno popolare, in tutto il mondo. Come vi rapportate con questa responsabilità?
Heaton: Nessuno se lo aspettava all’inizio, almeno non a questi livelli, poi abbiamo notato che online iniziava ad avere molto successo e che i fan ci riconoscevano per strada. Credo che il segreto sia il fatto che riesce a coinvolgere più generazioni, a partire dai nostalgici degli anni ’80, fino ai ragazzini più giovani che si appassionano a quell’epoca proprio attraverso la serie.

Dyer: Vivendola da dentro, per così dire, è difficile rendersi conto dell’effettiva portata del fenomeno. Personalmente mi gratifica anche semplicemente il fatto di lavorare a qualcosa in cui creativamente credo molto e poterlo fare con persone a cui sono affezionata.

Linnea, sei la new entry della nuova stagione. Come ti sei trovata sul set?
Berthelsen: Benissimo. Mi hanno accolta con un benvenuto davvero caloroso ed è stata un’esperienza bellissima. Anche se giriamo in molte location differenti, tra noi siamo davvero uniti e ci ritroviamo spesso tutti insieme.

Uno dei temi della serie sono i legami intergenerazionali. In particolare per Steve c’è stato un avvicinamento verso Dustin, come se avesse trovato un fratello minore. Che cosa puoi dirci di questo rapporto?
Keery: I due personaggi si legano in un momento in cui sono stati abbandonati dai rispettivi amici o comunque dalle persone che li circondano, e così scoprono un terreno comune per fare amicizia perché entrambi hanno problemi con le ragazze. Diciamo che quello è lo spunto, da lì iniziano ad aiutarsi a vicenda ad andare avanti. La loro relazione è piuttosto comica, anche perché a volte non si capisce chi è l’adulto e chi il bambino. Però al di là delle risate è chiaro che sotto sotto sono affezionati l’uno all’altro.

Quali sono gli aspetti che preferite e quelli che vi piacciono di meno dei vostri personaggi, tra le due stagioni?
Heaton:
Oddio, la cosa che mi piace di meno sono i capelli, senza dubbio. Quella che preferisco invece è il fatto che non ha paura di essere sé stesso: Jonathan è forse quello che è cambiato meno, è rimasto coerente proprio perché sa chi è.
Dyer: Adoro del mio personaggio proprio il suo arco, la sua evoluzione. Nancy è cambiata, si evoluta ed è cresciuta, e questo la rende molto divertente da interpretare. Un difetto… Beh, forse le servirebbero più amiche.
Berthelsen: Io inizialmente trovavo veramente odioso il mio personaggio, ma col tempo sono arrivata a capirla e conseguentemente ad amarla. Mi piace che sia molto forte e determinata, mentre non amo il fatto che per lei sia così difficile entrare in relazione con gli altri.
Keery: Steve è molto egocentrico e fa un sacco di scelte sbagliate, magari anche involontariamente. Dopo la separazione con Nancy, però, sta gradualmente imparando a curarsi anche degli altri, perciò diciamo che tutti questi lati negativi che non lo rendono particolarmente simpatico da interpretare stanno pian piano cambiando. Forse da ragazzino egocentrico che era sta diventando più adulto, più uomo.

Siete tutti in un’età in cui il giovane attore generalmente si sta ancora formando. Cosa vi sentite di avere imparato fino ad ora, cos’è la recitazione per voi?
Berthelsen: Io e Joe siamo andati all’accademia di recitazione, perciò per me è molto interessante osservare il nostro approccio allo script e confrontarlo con quello dei ragazzini più piccoli. Loro sono molto naturali, non ci pensano su troppo, mentre noi chiaramente abbiamo un metodo più tecnico, più accademico appunto.
Keery: Sì, sono d’accordo. Per quasi tutti noi è il primo lavoro importante e non penso di poter ancora definire cosa sia la recitazione per me. Senza contare che la recitazione per la televisione è diversa da quella per il cinema o per il teatro, perciò non si finisce mai di imparare!
Dyer: La nostra posizione è curiosa perché siamo esattamente nel mezzo tra i bambini, che sono molto spontanei, e gli adulti, che invece sono ovviamente dei veterani e per i quali la recitazione è altrettanto naturale grazie all’esperienza. Noi in un certo senso siamo fortunati perché sul set ci troviamo ad apprendere dagli uni e dagli altri.