Al Lucca Comics & Games è arrivato Robert Kirkman! La cronaca dell'incontro

di Irene Rosignoli - 03-11-2017

Il papà di The Walking Dead si racconta tra paure, speranze per Outcast e due figli combinaguai



Non solo Star Trek nella seconda giornata di Lucca Comics & Games 2017. Il 2 novembre è stato anche il giorno dell’arrivo nella cittadina toscana di Robert Kirkman, creatore della saga a fumetti The Walking Dead, da cui è stata tratta l’omonima serie tv da lui stesso seguita in veste di produttore esecutivo.

L’autore, per la prima volta ospite di una fiera in Italia, sarà protagonista di ben due appuntamenti con i fan nelle giornate del 3 e del 5 novembre. Nel frattempo ha però incontrato la stampa, alla quale ha rivelato alcuni segreti del mestiere, nonché uno sguardo al futuro con un aggiornamento sulla terza stagione della serie Outcast.

Il tema di Lucca Comics & Games 2017 sono gli eroi. Chi è per te un eroe?
Robert Kirkman:
Un eroe è colui che ha il coraggio di uscire dalla sua comfort zone per fare del bene al prossimo. L’elemento più importante per me è il sacrificio, è quello che fa sì che un atto si possa definire eroico o meno. Quando scrivo un personaggio, so che il momento in cui esce dalla comfort zone è quello in cui si trasforma in un eroe.

Nelle tue opere c’è sempre un senso di precarietà o disequilibrio. Ci sono fatti di cronaca a cui ti ispiri?
Vogliono tutti che parli di Donald Trump, insomma. Che dire, il mio modo di affrontarlo è ignorarlo. Però capisco che in un periodo storico come questo il bisogno di evadere dei lettori e degli spettatori sia molto forte. La situazione politica attuale fa sì che io senta la responsabilità di inserire più elementi positivi o di speranza per il pubblico… aspettatevi scene di canto e ballo in The Walking Dead.

Hai dichiarato che Invincible finirà a breve, ma anche che ti piacerebbe che continuasse dopo di te con altri autori. La pensi ancora così?
L’avevo detto molto tempo fa. Mi piaceva l’idea di immaginarmi tra tanti anni in poltrona a leggere Invincible scritto da una nuova generazione di autori e a non gradirlo per niente, perché nel mentre sarei diventato vecchio e con idee antiquate. Tuttavia, procedendo con la storia mi sono accorto che avevo già in mente la fine e che era molto ben definita e interessante. Oltretutto, ho pensato che normalmente le saghe con protagonisti i supereroi non hanno mai un finale e continuano a oltranza, mentre Invincible è nato proprio per andare contro tutte le caratteristiche del fumetto supereroistico, perciò è sensato che abbia una fine. Ecco perché ho deciso di concluderlo definitivamente.

Nelle tue storie ricorre il tema della paura, che può essere paura sociale oppure più intima, personale. Tu quale temi di più, personalmente?
Forse entrambe. Tutti ci preoccupiamo del male del mondo esterno, ma poi ognuno di noi si porta dentro i suoi demoni con cui deve fare i conti. Facciamo tutti un percorso che ci porta a realizzare di cosa siamo capaci e soprattutto quali sono i nostri limiti. Tutti abbiamo un punto di rottura che può sembrarci impossibile da attraversare, per poi magari scoprire che siamo in grado di farlo quando si presenta la causa giusta, per esempio per salvare una persona che amiamo.

Il tema dei rapporti familiari viene spesso tralasciato da altri fumettisti che si occupano del genere supereroistico, mentre nelle tue opere è centrale. Come mai?
Trovo che siano interessanti da esplorare, forse proprio per il fatto che gli altri li evitano. E poi gli scrittori scrivono delle cose che conoscono: io sono sposato con due figli e quindi scrivo delle cose terribili che loro mi combinano in casa tutti i giorni. Le famiglie complicano la vita in maniera interessante, e lo stesso avviene quando sono protagoniste di una storia.

Tornerai mai a scrivere opere di satira come in Battle Pope, con cui hai iniziato?
Il genere comedy è difficilissimo. Già scrivere una storia non è facile, ma inserire lo humor rende tutto più complicato. Però amo l’idea di immaginare di aver iniziato con Battle Pope e di finire con quello, che è l’idea più stupida e demenziale a cui abbia mai lavorato. Sì, quando sarò vecchio tornerò a fare Battle Pope.

Puoi darci qualche aggiornamento sulla terza stagione di Outcast?
L’emittente Cinemax sta avendo dei cambiamenti interni che hanno ritardato la trasmissione della seconda stagione, di conseguenza è scalato tutto rispetto al previsto. Siamo in attesa di capire come si evolverà la situazione, ma siamo fiduciosi di poter continuare.

Foto: Mr.Tiger Photography by Mauro Santoro

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