Gomorra: «L'immortalità per Ciro è diventata una condanna». La nostra intervista a Marco D'Amore

di Marica Lancellotti - 17-11-2017

Gomorra ritorna con la sua terza stagione da stasera su Sky Atlantic HD



La seconda stagione ha portato via tutto a Ciro Di Marzio: la famiglia, gli amici, il potere e la libertà. Braccato da ogni parte, dopo l'omocidio di don Pietro Savastano, a Ciro sembra essere rimasto solo l'aiuto, interessato, di Genny e una innata, istintiva volontà di sopravvivenza.

Ne abbiamo parlato con il suo interprete, Marco D'amore.

Che fine fa Ciro nella terza stagione?

«Ciro si trascina lontano. La stagione precedente gli ha portato via ogni cosa e il tormento che ne deriva si riflette su di lui, non solo a livello psicologico o per alcune scelte che farà: lo ritroveremo stanco, ingrassato, invecchiato. Considero questo un regalo fattomi da parte di chi scrive, dirige e produce perchè mi piaceva molto l'idea di lavorare per far sfiorire la bellezza di Ciro, questo suo fascino maledetto. Un corpo che riflette la fatica di vivere, la sua immortalità, che l'ha contraddistinto, diventa una condanna».

L'immortalità di Ciro...

«Ho sempre pensato a lui come al personaggio più estremo dal punto di vista narrativo, gli altri sono molto più radicati nella realtà dei fatti. Tutto quello che gli succede, i modi incredibili in cui riesce a sopravvivere sono quasi delle derive narrative. In questo senso l'immortalità è quasi il dono fatto a un supereroe negativo e in questo, forse esagerando, io c'ho sempre visto una volontà narrativa: Ciro deve passare indenne sulle catastrofi che compie e che subisce. Per un altro verso lui rappresenta tutte quelle persone cresciute in mezzo alla strada, che hanno da subito sviluppato un istinto alla sopravvivenza quasi animalesco, e questo perchè nessun'altro al mondo teneva alla loro pelle».

Eppure nel racconto di Ciro c'è sempre spazio per un momento molto umano rappresentato dal suo rapporto con Genny di amicizia e competizione. Sarà ancora così?

«Sarò sincero: nei copioni originari non esisteva il rapporto tra Genny e Ciro, almeno non come gli spettatori l'hanno visto. É accaduta, poi, una cosa bellissima: io e Salvatore ci siamo conosciuti e siamo andati subito d'accordo. Stefano Sollima e gli autori hanno dovuto prendere atto del nostro “innamoramento” artistico e umano e hanno arricchito le due storyline con questo legame fraterno. Purtroppo vivono l'eterna diatriba dei fratricidi: sono destinati a primeggiare e sono quindi anche destinati a combattersi. Nonostante questo continuano a volersi bene. Il loro è forse uno dei rapporti più belli descritti in Gomorra ed è, a mio parere, il trait d'union tra tutte e 3 le stagioni».

Condividono il destino da cattivi, ma forse in questo nessuno supera Ciro. Come ci si disintossica da un personaggio simile, una volta tornati a casa?

«In tutta sincerità non credo che Ciro mi abbia mai intossicato. Non mi sono mai sentito uno di quegli attori che vivono e soffrono con il personaggio, che fanno gli omicidi per interpretare i criminali. La formazione che ho acquisito durante gli studi e la carriera mi porta a non stare davanti al personaggio per vanità, io gli cammino accanto. Ciro per me rappresenta un regalo: è un personaggio così profondo da avermi indotto alla riflessione su tanti aspetti, come uomo e rispetto al mestiere che pratico. E poi in fondo Ciro è anche un criminale atipico, è quasi un pudico: non beve, non si droga, non fa l'amore...».

Anche se piace un sacco alle donne! So che dopo la morte di Debora, Ciro ha avuto diverse proposte dalle fan...

«È vero, mi scrivevano chiedendo se ora che Ciro era senza moglie pensava magari di scegliere una nuova compagna. Erano commenti pubblici sui social, quindi li ho presi con la giusta dose di ironia. Certo, se dovesse esserci qualcosa di vero comincerei in effetti a preoccuparmi...».

Immagina di essere anche tu un semplice spettatore: c'è un personaggio di cui avresti ritardato o evitato la morte?

«Se penso a don Pietro Savastano, a donna Imma allora dico di sì, ma qui subentra anche il piacere di aver condiviso per mesi il set con Fortunato Cerlino e Maria Pia Calzone che, oltre a essere incredibili talenti, sono anche amici nella vita. Da spettatore non posso negare un senso di frustrazione, però penso anche alla sorpresa provata nel veder morire tanti protagonisti di quel calibro senza che la storia ne subisca il contraccolpo: sono anche questi atti di coraggio che mi fanno capire di essere davanti a un grande progetto che riesce ad andare oltre i suoi personaggi per seguire una storia che deve essere raccontata».

Sembra che questa formula funzioni bene, non solo per il pubblico italiano, ma anche per quello internazionale: ovunque arrivi Gomorra è un successo!

«Da italiano e da interprete sono orgoglioso di questo risultato. Al di là di tutto quello che viene detto, Gomorra è l'unico vero progetto audiovisivo italiano internazionale: non esistono epigoni che abbiano la portata e il successo di Gomorra all'estero. É un'espressione dell'eccellenza dell'audiovisivo italiano in tutti i suoi ambiti. Stefano Sollima mi ha confidato che Ridley Scott ha fatto studiare al suo reparto di fotografia le prime due stagioni di Gomorra perchè era rimasto affascinato dal lavoro fatto. Ciro e io siamo stati citati più volte da attori del calibro di Fassbender e James Franco... Sono soddisfazioni».

Sono previste altre soddisfazioni, in futuro, con Ciro Di Marzio?

«So che nei piani dei produttori ci sono almeno altre due stagioni, ma in Gomorra nessuno è mai al sicuro, quindi non posso assicurare niente sul futuro dell'immortale».

E su quello di Marco D'Amore?

«Posso dire che ci sono belle opportunità in ballo che spero di riuscire a sfruttare, non solo come attore ma anche come produttore e autore, che ho scoperto essere due ruoli che mi piacciono molto. L'augurio che in generale non smetto mai di farmi, fin da ragazzino, è di poter essere libero e sempre padrone delle mie scelte».

**Un lungo estratto di questa intervista sulla terza stagione di Gomorra è già stato pubblicato sul numero di novembre di Best Movie, in edicola.

Leggi anche: Gomorra: «Sarà la stagione di Genny Savastano». L'intervista a Salvatore Esposito

© RIPRODUZIONE RISERVATA
VAI ALLA SCHEDA

Commenti