Il Trono di Spade: la recensione della prima stagione

di Lorenza Negri - 15-08-2015

L'adattamento dei romanzi di George R.R. Martin è cruento e potente come la realtà


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Non capita spesso di imbattersi in tanta crudezza in un period come in Il trono di spade, adattamento della saga letteraria di Le cronache del ghiaccio del fuoco di George R.R. Martin. Tuttavia la serie del canale via cavo HBO - in originale Game of Thrones – si presenta come uno show storico ad ambientazione medievale ma è un fantasy (anche se l’elemento magico si palesa tangibilmente solo in chiusura di stagione con la nascita dei draghetti). I luoghi comuni dell’epica come cavalleria, nobiltà e quest eroiche lasciano posto a un intreccio di fortissimo impatto incentrato su due dinastie reali: i valorosi e onesti Stark di cui è patriarca il Signore del Nord Ned, alieno alle trame di corte, e gli scaltri e spietati Lannister, biondi come angeli e arrivisti come avvoltoi, guidati da uno stratega fine e senza cuore come il gelido Tywin. La serie gira intorno all’eponimo trono del re di tutti i Sette Regni di Westeros, e sugli aspiranti - compresa l’ingenua Dany relegata a Essos, al di là della distesa marosa - a una corona per la quale vale uccidere, torturare e tradire.

La prima stagione seduce lo spettatore con l’eccesso, indugiando sulla violenza più truculenta, il sesso più perverso, l’intrigo più meschino, il tradimento più vile. Sfarzosa e narrativamente ridondante, ci mette un po’ a ingranare: i suoi primi episodi introducono una folla di personaggi e le rispettive intricate sottotrame – impossibile preveder il fato dei protagonisti se non si sono letti i libri. Il gioco politico e le bassezze che lo informano sono l’argomento più rilevante dello show, specchio deformato dall’ambientazione medievale di una contemporaneità ipocrita, crudele e arrivista. Il trono di spade vanta un cast corale affiatato e portatore di performance mirabili; sopra tutti Peter Dinklage – a cui è andato il ruolo dell’intrigante, brillante e divertente nano Tyrion - e Sean Bean (la cui scelta nel ruolo di Ned sembra quasi presagire il destino del personaggio, considerato la nefasta percentuale di morti violente che caratterizza la sua filmografia). Ned incarna l’ideale di fierezza, verità e giustizia che una volta, nelle serie dei network dove Bene e Male erano nettamente distinti, trionfava sempre; con l’avvento delle tv via cavo promotrici di show più adulti e sfumati l’integerrimo perisce e il vile non subisce contrappasso (almeno non in tempi brevi). Lo spettatore è destinato a farsene una ragione e scivolare inevitabilmente in un languido masochismo costellato delle dipartite frequenti dei personaggi a cui si era affezionato. La prima stagione si avvale di splendide scenografie, costumi e accessori – curatissimo soprattutto il design delle armi -, merito di una produzione maniacalmente attenta a ogni aspetto, compreso quello linguistico – grammatica e vocabolario base della lingua Dothraki sono stati creati apposta. Assieme al perfetto cast perfetto e alla narrazione avvincente sono la formula azzeccata di un successo.

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