Il Trono di Spade: la recensione della terza stagione

di Lorenza Negri - 15-08-2015

Un mondo che non ha pietà per gli onesti e i giusti e premia i vili in questa puntata epica


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Una terza stagione che aggiunge altri personaggi alla già affollata saga di Il trono di spade. I primi episodi riprendono le fila delle miriade di trame, indugiano su intrecci minori e scavano gli personaggi cui ormai siamo affezionati (e quelli che i produttori Benioff & Weiss non hanno fatto fuori), o detestiamo (nessuno infiamma sentimenti di odio quanto Joffrey). Come accade nella seconda annata, un episodio - e un evento sanguinoso - capitale rappresenta il culmine della narrazione e il climax della stagione. Il trono di spade indugia ancora di più in una narrazione complicata e stratificata, ma perfettamente strutturata e coesa, elaborata pescando diligentemente nella smisurata mole di materiale contenuta nei libri di George R.R. Martin. Jaime e Brienne sono i protagonisti della sottotrama più coinvolgente, con un Jaime umiliato e mutilato che sfoga i suoi sentimenti nei confronti del regicidio commesso. I giovani Arya, Jon e Dany proseguono il loro percorso di crescita personale: quello della ragazza Stark sembra il più oscuro e improntato a trasformarsi in quello di un villain piuttosto che in quello di un angelo vendicatore. Daenerys e Jon Snow vivono esperienze fondamentali che influiranno enormemente sulla condotta futura di questi promettenti leader. La madre dei draghi, più precoce, si imbarca nella missione di liberare gli schiavi, priorità che viene prima dello scettro di Westeros. La terza stagione dà voce, molto più delle precedenti, ai personaggi femminili: dalla frustrata Cersei che si oppone strenuamente a un nuovo matrimonio combinato, a Margaery che dimostra incrollabile risolutezza nel perseguire il sogno della corona (è disposta a sposare il disgustoso re Joffrey), all’anziana e all’astuta matriarca Olenna Tyrell dall’umorismo pungente e dall’intuito politico degno di Tywin).

Dolore, disperazione e morte non sono esattamente elementi che incentivano la fidelizzazione dello spettatore. Eppure Il trono di spade, miracolosamente ci riesce, più che mai, in questa terza stagione, che verrà ricordata per l’atrocità delle Nozze rosse – uno dei momenti più scioccanti ed empaticamente devastanti della tv -, concluse con l'esecuzione brutale di Catelyn Tully e di suo figlio. Con lei perisce uno dei pochi “giusti” dello show, quel Robb Stark che avrebbe potuto salvare il Nord e compiere grandi cose se avesse saputo giocare al gioco della politica e rinunciare all’amore. La terza annata è quella dei buoni colpiti da un contrappasso smisurato rispetto ai propri - spesso solitari - errori, mentre azioni disumane perpetrate da individui infimi procurano potere e successo a chi le mette in atto. Come Robb, anche la sorella Sansa - colpevole di essersi cullata nei sogni di regalità, e Theon - che si è macchiato più gravemente di tradimento e infanticidio - pagano caramente. Forse il karma, primo o poi, si abbatterà anche sui cattivi, ma per ora Il trono di spade ricompensa il suo vasto pubblico decimando la casata più giusta e amata. Poco male, sono l’impeccabile costruzione della stagione, la maestria nel gestire l’intreccio, la sagacia di battute e dialoghi, un cast strepitoso e una confezione sontuosa a far godere spettatori e critici.

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