Il Trono di Spade: la recensione della quarta stagione

di Lorenza Negri - 29-08-2015

Dopo anni di patimenti la serie fantasy comincia a fare giustizia


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A contraddistinguere le stagioni più recenti di Il trono di spade, un inizio rivolto a riprendere le fila dei numerosi percorsi narrativi, i più confluenti in un penultimo episodio di forte impatto. La quarta stagione segna un cambio di rotta nella struttura del racconto, optando per una narrazione che distribuisce lungo tutta l’annata eventi significativi e svolte decisive. Finalmente, dopo anni di patimenti, i seguaci del fantasy assistono all’abbattersi del "karma" sul villain più ignobile nati dalla penna di George R.R. Martin. Dopo la sistematica eliminazione dei membri della casata Stark, tocca ai Lannister pagare i propri debiti, proprio quando i pericoli maggiore parevano scongiurati con la vittoria su Stannis. La morte per avvelenamento di Joffrey all’inizio della stagione è vile e soddisfacente esattamente quanto gli spettatori l'avevano desiderata e sognata per anni. Anche il patriarca Tywin è destinato a una morte ignobile, sopraggiunta sul finire della stagione. Gli Stark diventano, al contrario, più forti: Arya si dimostra indipendente e spietata, decisa a trasformarsi in una una macchina per uccidere; l’ingenua e innocente Sansa è diventata una donna scaltra, Jon si è dimostrato un abile soldato, e Bran è andato incontro al suo destino soprannaturale.

Non c’è, tuttavia, da aspettarsi da qui in avanti giustizia a rivalsa sulle azioni più ignobili: la quarta stagione introduce un personaggio sensuale, affascinante, influente, un vero vincente come Oberyn Martell in cerca di vendetta per gli abusi subiti dalla sorella, solo per farlo fuori nel duello più violento, brutale e splatter della serie. Ancora più emblematico il percorso di Daenerys che ha bruciato - letteralmente - le tappe della conquista del trono: l’ottimismo del pubblico che assiste all’ascesa di una delle poche eroine dello show si dirada quando il mantenimento e l’esercizio del potere si dimostrano sfida ben più ardua - tra tradimenti e la dolorosa decisione di rinchiudere i draghi dopo che uno di loro ha cominciato ad arrostire i bambini del regno. È sempre un mondo crudele quello di Il trono di spade ma, con l’avanzare delle stagioni, è sempre meno quello creato da Martin: i produttori Weiss & Benioff hanno preso un po’ le distanze dai romanzi, optando per sceneggiature più indipendenti indipendenti, e omettendo linee narrative anche importanti nell'originale letterario. Con la quarta stagione, la serie mostra completa maturità - sia nella forma sia nei contenuti - e riesce ancora a sorprendere e scuotere lo spettatore, a districarsi tra mille personaggi e storie senza mai perdere colpi dal punto di vista della messa in scena e della scelta del cast.

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