Il Trono di Spade: la recensione della quinta stagione

di Lorenza Negri - 28-08-2015

La serie cult di HBO diventa necessariamente più indipendente dall'originale letterario


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La quinta stagione di Il trono di spade porta avanti quanto aveva iniziato nella quarta, diventando sempre piu indipendente rispetto alla fonte d'ispirazione letteraria. Si apre con l’immancabile panoramica su storie e protagonisti che prosegue per una manciata di episodi, focalizzandosi sulla khaleesi Daenerys e sul bastardo Jon Snow - i personaggi che nello show vantano la scalata al potere piu ripida -, entrambi costretti a prendere decisioni severe, a punire traditori, a gestire eserciti e a compiere scelte capitali. Arya sopraggiunge infine a Bravos grazie alla moneta regalatale da Jaqen e inizia l’addestramento da assassino, ma senza potersi liberare dall’ossessione della vendetta verso gli aguzzini della sua famiglia. Nell'universo creato da George R.R. Martin piano piano si distingue la volontà di rimescolare le carte, strappando la spavalderia dalla faccia dei pochi membri dei Lannister che ancora non hanno pagato a sufficienza i propri debiti. Il caso, questo, di Cersei, a cui è stato strappato il figlio, il padre, e alla fine di questa stagione, anche l’adorata figlia Myrcella. Il suo è un caso esemplare: ha perseverato nella prevaricazione e nell’illusione di essere molto piu scaltra di quant’è e ha subito umiliazioni cocenti. Se la passa meglio l’odiato fratello Tyrion, disilluso e amareggiato ma dalla mente sempre sveglia e pronto a elargire la sua saggezza a Essos. La situazione si ribalta per i lettori della saga, non piu avvantaggiati dalla conoscenza dei romanzi: quello della quinta stagione è un mondo nuovo e destabilizzante, con differenze anche significative rispetto ai libri.

I produttori Weiss & Benioff operano una serie di scelte - dall’eliminazione di personaggi importanti, o alle fusioni di piu figure in una, oppure all’upgrade di altri da di contorno a secondari - che implicano un lavoro monumentale di riscrittura e rielaborazione del materiale a disposizione. Materiale questo, in realtà, esiguo visto che la serie ha ormai trattato e superato i fatti narrati nella saga. Poco felice le scelte dietro la sottotrama delle figlie di Oberyn Martell - le serpi delle sabbie, così malamente descritte e inutili da meritarsi l'oblio -; analogamente i due showrunner non trovano il coraggio di eliminare figure amate dal pubblico ma che ormai non hanno nulla da raccontare - è il caso di Jaime e Bronn - per lasciare respirare altri. La parte piu riuscita di quest’annata è costituita dalla guerra violenta e soprannaturale tra Guardiani della Notte e Bruti contro gli Estranei. Ulteriormente approfondita la riflessione sul potere, con il confronto diretto tra la leadership di Stannis, ottenebrato dalle visioni della Strega, e quella di Jon Snow (entrambe, alla fine, perdenti). Il trono di spade resta un prodotto seriale confezionato con la qualità inappuntabile di un blockbuster cinematografico, ma non sempre basta a insabbiare le difficoltà di Weiss & Benioff nel gestire autonomamente e saggiamente la selva di personaggi e intrecci della saga di Martin.

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