Jessica Jones la recensione di Annagi

di Annagi - 01-12-2015

Se dovessi dare un voto a Jessica Jones sarebbe 9. Daredevil resta sempre un 10+!


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Birch Street. Higgins Drive. Cobalt Lane. Questo è quello che si ripete Jessica Jones per tenere a bada il panico, la paura. Una cantilena che la riporta all’infanzia, al suo quartiere, alla sua vita “prima”. Prima che un incidente la lasciasse orfana, prima che scoprisse di essere gifted, dotata di superpoteri, prima che la sua vita fosse cambiata per sempre dal misterioso Kilgrave, che ancora la tormenta e che le ha lasciato i postumi di una sindrome da stress post-traumatico. Jessica Jones (una Krysten Ritter davvero convincente) è schietta, sarcastica, asociale, vive la sua vita incasinata nel difficile quartiere newyorchese di Hell’s Kitchen e lavora come investigatrice privata, campo nel quale la sua superforza, super-resistenza e la quasi capacità di volare (“è più un saltare, in realtà”) le tornano spesso utili, qualità che lei non si preoccupa di nascondere. A spezzare la sua routine fatta di lavoro notturno in cerca di tradimenti e infedeltà e bevute in solitaria, ci pensano i genitori di Hope Shlottman, una studentessa che pare essersi allontanata volontariamente da casa insieme a un uomo di cui si è innamorata e che nessuno ha mai visto. Indagando su di lei, Jessica capisce che i suoi incubi non sono finiti e il suo passato è tornato a tormentarla: Kilgrave sta usando Hope come esca per giungere a lei. Kilgrave è un elegante e misterioso uomo inglese che ama vestirsi di viola (retaggio della sua controparte fumettistica che è caratterizzata dalla pelle viola ed è per questo anche conosciuto come Purple Man) e ha la capacità di manipolare le persone semplicemente ordinando loro cosa fare. Kilgrave usa questo potere esclusivamente a suo vantaggio ed è un uomo senza scrupoli. Il suo controllo mentale non lascia scampo e imprime segni indelebili sulla psiche delle sue vittime. Jessica stessa porta ancora dentro di sé queste cicatrici e il ritorno dell’uomo che l’ha costretta a compiere atti contro la sua volontà e dal quale era riuscita a fuggire, la metterà di fronte alla necessità di affrontare il pericolo da lui rappresentato e di trasformarsi in ciò che non ha mai pensato di poter essere: un’eroina. “I’ve tried and failed. I’ve never been the hero you want me to be” dice all’amica Trish, ma le circostanze la costringono a diventarlo una volta per tutte. Ma Jessica Jones, così come Matt Murdock che l’ha preceduta sul piccolo schermo sempre grazie a Neflix in Daredevil, fa parte di quella schiera di antieroi che vigilano sulla città di New York in solitaria e senza gesti eclatanti, ben lontani dal rumore mediatico di Vendicatori e compagnia. Così come Matt è dilaniato dai dubbi sulla sua natura e su ciò che è necessario che compia, Jessica è vittima della paura e del ricordo di ciò che Kilgrave le ha fatto e del rimorso per ciò che a causa sua ha compiuto. Jessica è incompleta, prova vergogna, allontana le persone che ama per paura di perderle, non è infallibile, compie errori e talvolta ci fa anche riflettere su quanto sia labile il confine tra eroe e villain. Ma sono proprio questi difetti, questi sentimenti umani che la rendono una protagonista in cui è facile immedesimarsi. Perché Jessica è anche una donna forte, testarda e coraggiosa, che non si arrende e fa ciò che sa essere giusto e necessario nonostante sia la cosa più difficile, nonostante sia pericoloso.

Uno dei meriti di Marvel’s Jessica Jones è di mettere in scena una serie di protagoniste femminili a loro modo tutte forti e determinate. Jessica, la sua migliore amica Trish, l’avvocato Jeri Hogarth, la stessa Hope in un certo senso, acquisiranno sempre maggiore consapevolezza di sé e del ruolo che è necessario che svolgano per far fronte a una minaccia pericolosissima. Inoltre Marvel’s Jessica Jones mette in scena un argomento delicato, ma più che mai attuale: il problema degli abusi sulle donne. Kilgrave è ossessionato da Jessica, dice di amarla - e in qualche modo nella sua mente contorta e distorta probabilmente è anche vero - e l’ha obbligata a restare con lui, ad amarlo contro la sua volontà. In una scena di forte impatto emotivo Jessica riversa in faccia a un quasi incredulo Kilgrave ciò che è stato per lei il loro rapporto: “You violated every cell in my body and every thoughts in my head”. Ha abusato di lei, fisicamente e psicologicamente, l’ha annientata. Kilgrave non è altro che uno stalker e come il peggiore degli stalker crede di essere l’unico a meritare il suo amore, “Io sono l’unico che vada bene per te” le ripete più volte. Nella sua visione delle cose Kilgrave, sorta di versione inquietante e morbosa di Jay Gatsby, farebbe di tutto per Jessica, la sua Daisy. Si rifiuta di credere che lei possa non amarlo e non essere sotto il suo totale controllo. Il Kilgrave di Jessica Jones è un altro grande e indimenticabile villain dell’universo Marvel e il merito è tutto di David Tennant che ci ha regalato un’interpretazione davvero magistrale – vi sfido a non sentire la sua voce che grida o sussurra “Hello Jessicaaa” dietro ogni angolo! Il suo Kilgrave è malvagio e senza scrupoli, capace di qualunque atto: ordina a un padre di abbandonare il proprio figlio, a una figlia di uccidere i propri genitori, ordina omicidi e suicidi senza battere ciglio ma non si sporca mai le mani. Lui è un istrione, un folle conduttore solitario che ama vedere il proprio pubblico distruggersi a vicenda senza mai però entrare nel gioco. È fondamentalmente un codardo.

Kilgrave è una presenza costante, inquietante e terrificante, anche quando non è in scena e incute una paura diversa da quella che incuteva Fisk, la nemesi di Daredevil: è una paura mentale, è ansia, è un sentimento perpetuo di coercizione. Lo strepitoso talento di Tennant e la bravura degli showrunner nel dipingere il personaggio, hanno fatto sì che lo spettatore stesso rimanga al contempo profondamente affascinato e terribilmente spaventato da Kilgrave, proprio come Jessica. E proprio come lei, per un momento proviamo pena per lui e per il suo passato fatto di sofferenza e siamo quasi portati a credere che una redenzione sia possibile: “Non so mai se qualcuno sta facendo quello che vuole o quello che gli dico io. Devo scegliere con attenzione ogni parola che uso. Tu non hai idea” dice a Jessica in quello che è il confronto più interessante tra i due, e in quel tu non hai idea è racchiusa una vita intera di frustrazione e di incapacità di rapportarsi agli altri in maniera sana. La super combo Marvel + Netflix ci regala ancora una volta un prodotto di ottima qualità confermando l’altissimo livello già raggiunto con Daredevil nel portare in scena il lato più oscuro dei supereroi Marvel. Il Marvel Cinematic Universe continua ad espandersi e Jessica Jones ci ha anche già presentato Luke Cage (Mike Colter), altro supereroe che prossimamente avrà una serie tutta per sé prima di riunirsi a Jessica, Daredevil e Iron Fist in The Defenders. L’hype cresce ogni volta di più! Considerazioni random: • Una delle cose che più ho apprezzato è stata la messa in scena dell’altro lato della medaglia per quanto riguarda i supereroi. Vi sono continui riferimenti all’incidente di New York e più ancora che in Daredevil qui è sottolineato quanto la gente sia spaventata e stanca di questi superuomini che tentando di salvare la città portano invece “l’inferno in terra”.
• Se devo trovare una cosa che non mi ha totalmente convinto sono le musiche. Non ho apprezzato particolarmente né la sigla (quella di Daredevil era spettacolare!) né il tema musicale principale, che mi ricordava un poliziesco anni ’70. Il richiamo era quasi certamente voluto, ma non mi è piaciuto.
• Il personaggio di Will Simpson (Will Traval), di cui non parlerò oltre per non fare spoiler, in alcune scene sembrava il sosia di Steve Rogers. Possibile richiamo in chiave antitetica dell’opposizione Capitan America - Nuke, il personaggio dei fumetti a cui si ispira? Sarebbe un bel colpo di genio.
• Se dovessi dare un voto a Jessica Jones sarebbe 9. Daredevil resta sempre un 10+!

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