Daredevil la recensione di Annagi

di Annagi - 01-12-2015

Daredevil non ha l'effetto soporifero degli eroi DC in TV


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Ci ho provato. Ho provato davvero a trovare un difetto a Marvel’s Daredevil, ma non ci sono riuscita. L’ultimo prodotto della Casa delle Idee è davvero davvero buono! Rilasciato interamente sulla piattaforma di streaming online Netflix il 10 aprile scorso (grazie Netflix che eviti ai binge watchers come me l’estenuante attesa di settimana in settimana!) e già rinnovato per una seconda stagione, Daredevil è un unico lungo film di 13 ore e aggiunge un tassello al sempre più elaborato Marvel Cinematic Universe. La mia conoscenza dei fumetti - sia Marvel che Dc - è praticamente nulla, ma amo particolarmente i cinecomics. Al cinema. Non in tv. Arrow e The Flash, targati Dc Comics e trasmessi dal network The CW (a mio parere ciò che maggiormente li penalizza, ma questa è un’altra storia) hanno su di me un potere soporifero: mi annoiano mortalmente. Reduce da queste disavventure, avevo aspettative altissime per questo Daredevil, ma temevo che sarebbe stato un’altra delusione. E invece no, la Marvel non mi delude mai! Daredevil è la seconda identità di Matt Murdock, giovane avvocato newyorchese che di giorno porta avanti la professione forense insieme all’amico e collega Foggy Nelson e di notte protegge Hell’s Kitchen - il suo quartiere, la sua casa - da criminali e delinquenti. Ma Matt è cieco. All’età di nove anni, salvando la vita a un anziano, è rimasto coinvolto in un incidente durante il quale sostanze chimiche, fuoriuscite da alcuni barili, sono entrate in contatto con i suoi occhi accecandolo e potenziando tutti gli altri suoi sensi.

Da quel momento il mondo per Matt è “un mondo in fiamme”, ma scopre che può trovare un senso a ciò che è diventato vigilando sulla vita del suo quartiere. Quando però lui e Foggy si trovano a dover difendere da una falsa accusa di omicidio Karen Page, giovane e determinata ragazza che lavorerà poi con loro nella gestione del nuovo studio legale, la situazione per il vigilante mascherato si complica: Matt si troverà a interferire con gli affari della criminalità organizzata russa, cinese e giapponese che lavora per Wilson Fisk, uomo raffinato, potente e misterioso. Determinato a impedire a Fisk di distruggere Hell’s Kitchen dall’interno, Matt/Daredevil combatterà una vera e propria guerra al crimine e a pagarne le conseguenze saranno in molti. Tutto è ottimo in Daredevil. Il tono è più cupo rispetto ai film Marvel a cui siamo abituati, il contesto più adulto (grazie anche alla maggiore libertà di cui gode Netflix). Fotografia e ambientazioni, sempre avvolte dall’ombra, immergono lo spettatore in un nero angosciante e claustrofobico che rimanda alla cecità del personaggio. Le scene di combattimento sono ottime e capaci di tenere col fiato sospeso, lo stile registico è diretto e preciso e ci regala un paio di long take che sono manna dal cielo. La sceneggiatura è serrata e ben scritta, i dialoghi sempre incisivi, i personaggi, sia principali che secondari ben caratterizzati e portati sullo schermo magistralmente. Foggy (interpretato da un convincente Helden Henson), amico fedele e collega di Matt, non è il solito comprimario col ruolo di spalla comica; Karen Page (Deborah Ann Woll) non è la solita figura femminile piatta e stereotipizzata, così come non lo è Claire Temple (Rosario Dawson), infermiera di notte che soccorre il moribondo “uomo con la maschera” salvandogli la vita e che probabilmente sarà trait d’union con le prossime opere legate all’universo dei Defenders, supereroi urbani che agiscono nella quotidianità della loro città. Charlie Cox è poi perfetto nel ruolo di quello che è forse l’eroe più umano di tutti e dona una perfetta intensità sia a Matt che al suo alter ego. Questo giovane londinese ne ha fatta di strada dai tempi del suo Tristan in Stardust di Neil Gaiman e si merita tutto il riconoscimento che sta avendo. Daredevil non è un supereroe, è un uomo. Un uomo solitario, incapace di avere legami stabili per paura di perdere le persone che ama, un uomo che si è fatto da solo, che è cresciuto da solo dopo la morte del padre; un antieroe giusto ma capace di spietatezza, diviso tra la sua fede cattolica e ciò che considera unica via di salvezza per la sua città. Matt ha paura ed è pieno di dubbi ed è questo suo essere così profondamente umano che lo rende eroe. È un angelo che teme di essere un diavolo, è un diavolo che lotta per essere angelo: è metà angelo, metà demone. Un demone creato perché ci indichi la retta via, “the path of the righteous”, come ci ricordano i bellissimi dialoghi tra Matt e il suo confessore padre Lanton. Un santo, un martire e un salvatore che finirà per essere solo e ferito, come gli ricorda Claire.

E poi Wilson Fisk/ Kingpin, la nemesi di Daredevil, l’uomo che tiene in pugno la città, interpretato da un immenso Vincent D’Onofrio che ricorda moltissimo, per lo meno a me, il Kurtz di Marlon Brando in Apocalypse Now. D’Onofrio ci regala un’interpretazione da brividi che lascia senza fiato e coglie in profondità la doppia natura del suo personaggio: glaciale e agghiacciante negli scatti d’ira, ma capace di grande affetto e amore incondizionato verso l’amico James Wesley e l’adorata Vanessa. Fisk è un uomo solo che teme la solitudine, che si sente smarrito come un coniglio bianco in una tormenta di neve ma che trova l’unica quiete possibile in questa condizione. Alle spalle ha un passato difficile, che non riesce e non può abbandonare. Vorrebbe essere il buon samaritano che salva la città, ma non è altro che il brigante che la porterà alla rovina. Lui, lui sì, vorrebbe essere un angelo ma non è altro che un demone. E uno dei passaggi più alti per quanto riguarda questo personaggio è proprio il momento in cui Fisk prende coscienza di questa sua condizione: il suo destino non è salvare la città, il suo destino è trascinarla con sé nella dannazione. Kingpin e Daredevil, Fisk e Murdock non sono altro che due facce della stessa medaglia. Inutile dire che vi consiglio questa serie in ogni modo consigliabile, immagino si sarà capito! Marvel’s Daredevil porta a un livello superiore il genere supereroistico sul piccolo schermo e per quanto mi riguarda è la migliore novità di questa stagione. Non fate arrabbiare il Diavolo di Hell’s Kitchen, correte a vederla! Bonus: - La sigla: meraviglia delle meraviglie. Colate di colore cremisi, che ricordano un po’ la sigla di Hannibal, si fondono per dare vita agli elementi portanti della serie: i palazzi di New York, la giustizia, la fede e infine Daredevil stesso. - Nessun Dorma: [attenzione piccolo spoiler] nel momento della caduta dell’impero di Fisk, vengono arrestati tutti coloro che aveva corrotto e che collaboravano con lui: poliziotti e funzionari, semplici criminali o senatori. Le retate ci sono mostrate in una elegantissima sequenza in rallenti, accompagnata in sottofondo dal Nessun Dorma, la celebre aria tratta dalla Turandot di Puccini, cantata da Pavarotti. Un tocco di classe. - Citazioni: si sa, la Marvel ama i riferimenti e le citazioni. Perfetti i richiami alla battaglia di New York, agli Avengers e a tutto l’universo Marvel. Altrettanto perfette le citazioni colte. Su tutte vince Macbeth: “I re non hanno cadaveri nel bagagliaio”. / “Chiedilo a Macbeth”.

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