The Walking Dead 6x09: la recensione di Nessuna via d'uscita

di Andrea Facchin - 16-02-2016

La sesta stagione riprende dopo la pausa con un episodio in cui finalmente la tensione non manca


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Con l'ultimo episodio della prima metà della sesta stagione, The Walking Dead aveva forse raggiunto il suo punto più basso. Colpa di tutto quanto seminato in precedenza, pochi alti e molti bassi per uno show che sembrava essersi smarrito a livello creativo e narrativo. Ma da un simile piattume si poteva solo risalire e infatti la serie ricomincia con una puntata dal sapore quasi vintage, con pochi cali di tensione, costruita (in modo anche sin troppo strillato) per dare una scossa, nonostante le persistenti incongruenze di scrittura.

La struttura non è diversa da quella adottata più volte quest'anno e la storia procede su piani narrativi paralleli. Da una parte, Daryl, Sasha e Abraham, bloccati sulla strada per Alexandria dalla gang di motociclisti di Negan. Dall'altra, la "Safe Zone" asserragliata dagli zombie.

La carica drammatica si catalizza nella fuga di Rick, Carl, la piccola Judith, Michonne, Jessie, i suoi due figli e padre Gabriel, che camminano in mezzo agli zombie mimetizzandosi con dei poncho ricoperti di interiora di vaganti. Ma se nella prima stagione (secondo episodio) la trovata aveva avuto successo (allora i finti zombie erano Rick e Glenn), stavolta il piano deflagra in un tragico effetto domino che culmina con un proiettile nell'occhio destro di Carl.

Col figlio in fin di vita (non lo vedevamo così dalla seconda stagione), nel momento più terribile Rick si getta da solo - e armato di accetta - contro l'esercito di walkers: un gesto di eroismo e disperazione che avrebbe condannato chiunque, ma dato che qui si parla del grande Grimes la sua crociata solitaria serve a motivare gli abitanti di Alexandria, che, animati da un coraggio mai rivelato in precedenza, si riversano sulle strade con il loro leader partecipando alla mattanza. Ben venga il risveglio generale, ma il passaggio da codardi irritanti a spietati cacciatori di zombie è decisamente repentino - c'è chi ha persino una gamba ingessata e nonostante questo ne esce vivo -.

In più, spiace constatare come la serie nel corso degli anni abbia via via trascurato le regole fondamentali della lotta contro i morti viventi, pur avendo tra i suoi autori grossi esperti del genere quali Greg Nicotero, per altro regista dell'episodio - . Forse siamo troppo pignoli, ma risulta difficile credere che un semplice bisbiglio possa attirare a sé più zombie del frastuono di un colpo di pistola... Codici di questo tipo non hanno più peso in uno show che ha ormai da tempo spostato l'attenzione sulle dinamiche tra i suoi protagonisti, ma è stato proprio grazie a questi archetipi, impiegati per portare in primo piano le molteplici sfaccettatture dell'esistenza umana, che The Walking Dead si è trasformato in fenomeno mediatico.

Chiudiamo con una riflessione su Glenn, anche stavolta scampato a una situazione mortale con l'ennesimo colpo di cu..., ehm, fortuna di quest'anno: che si stia solo avvicinando al SUO momento, in cui niente e nessuno potrà salvarlo? L'ingresso di Negan (Jeffrey Dean Morgan) ci darà la risposta.

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