The Walking Dead 6x10: la recensione di La legge delle probabilità

di Andrea Facchin - 23-02-2016

La seconda vita di Alexandria ci regala l'incontro con Gesù e un'importante svolta romance...

La mitologia di The Walking Dead si è sempre fondata su regole base, ma gli autori, seppur con risultati alterni, non hanno mai smesso di evolverla. La puntata di questa settimana ne è un esempio: come spesso accaduto dopo un episodio ricco d'azione, questi quaranta minuti sono molto più contemplativi (e leggeri) della midseason premiere. Ma la novità rispetto allo schema tradizionale, sta nel fatto che stavolta Alexandria non si è trasformata nell'ennesimo rifugio che i nostri sono stati costretti ad abbandonare dopo un attacco. Non siamo punto e a capo dunque, come già accaduto dopo la distruzione del CCM (Centro Controllo Malattie) di Atlanta, della fattoria di Hershel e della prigione, bensì vediamo la comunità andare avanti e ricostruire le sue mura difensive, pronta alla sua seconda vita.

È passato un po' di tempo da quando gli zombie hanno quasi raso al suolo la Safe Zone e grazie all'ellissi temporale scopriamo che Carl, con occhio bendato, si è rimesso in piedi e pare recuperato del tutto; la piccola Judith è cresciuta e l'atmosfera non è mai stata così rilassante. Soprattutto per Rick, che sembra animato dall'ottimismo dei giorni migliori e con Daryl parte per un viaggio on the road alla ricerca di provviste, sulle note di un'allegra musica country.

Vederlo così lontano dalla figura schizofrenica dell'ultimo periodo ha un effetto un po' straniante, così come questo nuovo mondo. Ma se c'è una cosa che lo show AMC ci ricorda sin dall'inizio, è che non bisogna mai abbassare la guardia. Perché è in momenti come questi, quando tutto va per il meglio, che salta fuori la sorpresa. Questo è uno dei codici imprescindibili dello show e, infatti, Rick e Daryl si ritrovano davanti uno strano personaggio, Paul Rovia, Jesus per gli amici. Non sappiamo da dove venga, ma solo che è un ladro astuto (li frega come niente) e nel corpo a corpo non se la cava per niente male.

Quali siano le sue intenzioni lo scopriremo presto dato che "il nuovo Grimes", a dispetto di un riluttante Daryl, alla fine decide di portarlo ad Alexandria. Dove, nel frattempo, capiamo quanto il legame tra Michonne, Carl e Rick sia forte ormai. Già a inizio episodio i tre sembrano una vera famigliola, con lei che esce dalla doccia coperta da un asciugamano e in cerca di un tubetto di dentifricio. Scene di quotidianità da mondo ordinario, pre-apocalisse, che culminano nel finale, quando Michonne e Rick decidono che è arrivato il momento di portare il loro rapporto "a un livello successivo" con un colpo di scena romance. È un'intimità, preò, che solo all'apparenza esplode all'improvviso, perché frutto di dinamiche già in corso dalla quarta stagione, vero punto di svolta per Michonne: dal crollo della prigione si è fatta più "chiacchierona", cominciando a raccontare il suo passato oscuro e riscoprendo il valore degli affetti, da cui aveva deciso di allontanarsi convivendo con la morte (i due zombie al guinzaglio). La sua è una delle evoluzioni più importanti della serie e fa piacere vederla rientrare in contatto anche con una certa femminilità (non aspettatevi di vederla sui tacchi a spillo, però).

E poi, con tutto il rispetto per chi non c'è più, meglio la guerriera con la katana piuttosto che la biondina tanto carina - ma insipida - che era Jessie.

Bel colpo, Grimes.