The Walking Dead 6x12: la recensione di Non è ancora domani

di Andrea Facchin - 08-03-2016

Rick e compagni assaltano la base di Negan in uno degli episodi più intensi della stagione


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La svolta è arrivata con un morso. Quello con cui Rick ha squarciato la gola a Joe nell'ultima puntata della quarta stagione. Un gesto che non si dimentica e che ha definitivamente fatto crollare le barriere che separavano uomini e zombie. Da quel momento, è scattata una molla nella testa di Grimes che lo ha portato a diventare il leader che è oggi. Un leader (controverso) che informa i suoi uomini della necessità di uccidere un altro gruppo di persone. Lo annuncia nella chiesa di Alexandria, dettaglio che svuota il luogo di ogni tipo di sacralità, come già avvenuto con la chiesa di padre Gabriel quando divenne il teatro della mattanza dei cannibali di Terminus. È vero, ora le "vittime" sono i Salvatori di Negan, gente di cui il mondo non dovrebbe sentire la mancanza, ma parliamo pur sempre di esseri umani che non conoscono nemmeno l'esistenza di Rick e compagni. E lo sceriffo intende sorprenderli di notte nella loro base e ucciderli nel sonno.

Un piano di una lucidità inquietante che risolleva l'interrogativo morale che divide il modus operandi di Rick da quello di Morgan: perché non dare ai Salvatori nemmeno una possibilità di scelta? La risposta è chiara: «Perché ci troverebbero, prima o poi». Rick ne fa una questione di sopravvivenza, in quanto la missione garantirebbe a tutti, secondo l'accordo con Gregory, le provviste necessarie per tirare avanti più di un misero mese. Morgan vive secondo una coscienza in teoria da mondo pre-Apocalisse, ma stavolta non ci sentiamo di dargli contro come quando ha risparmiato il Lupo, costringendo Denise a curarlo: ora si parla di varcare un confine per raggiungere il classico punto di non ritorno e le preoccupazioni di Glenn o Carol, che di certo non manca di sangue freddo, dicono molto in questo senso. Ma la parola di Rick sembra non ammettere più repliche (Morgan è l'unico ad opporsi). In fondo, «questa non è più una democrazia» da molto tempo.

È un episodio costruito sulla preparazione e lo svolgimento del piano d'attacco con un equilibrio emotivo che lo rende uno dei migliori di questa stagione. Gli ultimi venti minuti, in cui si consuma l'assalto notturno, raggiungono un livello di tensione sinora inedito (da prime stagioni, per capirci): i nostri agiscono silenziosi, come una squadra d'elite, e quando la situazione pare precipitare se la cavano crivellando tutti. Persino padre Gabriel spara in testa a un uomo già ferito. Tutto fila liscio. Troppo liscio. E infatti arriva puntuale il cliffhanger finale, che ci tiene in ansia sino a settimana prossima.

Di Negan ancora non vi è traccia e sorge il sospetto che quello in cui Rick e soci hanno fatto piazza pulita sia solo un avamposto dei Salvatori. È sempre più probabile che il personaggio di Jeffrey Dean Morgan possa fare il suo ingresso in scena solo nell'ultima puntata, ma è chiaro come sia lui il catalizzatore di questa seconda parte di stagione, che sta riuscendo nell'impresa di risollevare l'intera annata dopo i primi otto episodi penalizzati dalla strillata non morte di Glenn. Un cambio di rotta necessario, in attesa del faccia a faccia che tutti stiamo aspettando.

Una curiosità per chiudere: in questo episodio, c'è anche Johnny Depp...

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