The Walking Dead 6x16: la recensione di L'ultimo giorno sulla Terra

di Andrea Facchin - 05-04-2016

Il momento di Negan giunge in un season finale destinato a far discutere


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Poteva essere il momento che avrebbe risollevato un'annata tutt'altro che perfetta. Doveva esserlo. E invece si è deciso di risolvere tutto con un altro cliffhanger, il quarto della stagione dopo il caso Glenn, il mid-season finale e l'ansia per Daryl della scorsa settimana. Per scoprire chi Negan abbia ucciso sotto i colpi della sua Lucille, l'amata mazza da baseball ricoperta di filo spinato, dovremo aspettare altri sei mesi, sorbendoci relativi teaser, ipotesi e speculazioni. Tra le tante scelte discutibili della stagione, è quella che lascia più l'amaro in bocca non solo perché riesce a rovinare una delle scene più ansiogene della storia recente della serie, ma anche perché lascia dubbi su quali siano le priorità del percorso che lo showrunner Scott Gimple e i produttori hanno scelto per lo show.

L'episodio è costruito per portare Rick e compagni finalmente di fronte al leader dei Salvatori. Grimes, Abraham, Sasha, Carl, Aaron e Eugene salgono sul camper e abbandonano Alexandria per portare Maggie dal medico di Hilltop, a seguito di preoccupanti complicazioni della gravidanza. Sulla loro strada, però, non trovano altro che posti di blocco dei loro avversari, che anticipano puntualmente ogni loro mossa. A questo punto, Rick comincia a capire di aver cantato vittoria troppo presto e tutte le sue sicurezze si sgretolano.

Nel frattempo, Morgan trova Carol ed è costretto a uccidere uno dei Salvatori che stava per eliminarla (da notare: con la pistola che gli aveva dato Rick lo scorso episodio). 16 puntate a blaterare che ogni vita è preziosa, e ora in una frazione di secondo non batte ciglio nell'ammazzare una persona, sebbene fosse la cosa giusta da fare.

Ma va bene, in altri casi avremmo parlato dell'incoerenza con cui sono state sviluppate le storyline di alcuni personaggi, qui però stiamo solo aspettando l'arrivo di Negan, che si presenta col volto di Jeffrey Dean Morgan, perfetto per interpretare un sociopatico dal fascino sadico. Ascoltiamo il suo monologo con la tensione che cresce e raggiunge il picco nel momento in cui il villain decide di affidare il destino di uno dei protagonisti ad Ambarabà ciccì coccò. Quando la conta finisce viviamo la scena con gli occhi della vittima, guardando il boia in faccia. Due colpi in testa, sangue sulla telecamera e titoli di coda.

Una mossa che potrebbe assicurare l'ennesimo record d'ascolti il prossimo autunno, ma il pubblico era pronto adesso. Pronto a disperarsi per la morte di uno dei suoi personaggi preferiti (Glenn, Daryl, Michonne, chiunque, dal momento che lo show reinterpreta gli eventi dei fumetti), elaborarne la perdita e tornare a ottobre per ricominciare, insieme ai sopravvissuti. Doveva succedere subito, in quel bosco, con i protagonisti inginocchiati uno di fianco all'altro e Rick con lo sguardo stralunato, di chi è in totale balia degli eventi.

Anche senza questa nuova morte misteriosa, le questioni narrative aperte sarebbero state molte, vedi la nuova situazione dei protagonisti, prigionieri dei Salvatori, o l'incontro di Carol e Morgan con due sconosciuti "in armatura" che sembrano usciti da Fallout. E invece, tempo della futura premiere, il pathos di uno degli snodi più cruciali dell'intera economia narrativa di The Walking Dead sarà svanito. Forse sarà record, come detto, ma a Gimple ci piacerebbe chiedere: ne è valsa la pena?

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