The Walking Dead 7x01: la recensione dell'episodio "Io ti ucciderò"

di Andrea Facchin - 25-10-2016

La furia di Negan si scatena in uno degli episodi più drammatici e violenti dell'intera serie


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Siamo sinceri: una puntata del genere non ce l’aspettavamo. Ci siamo avvicinati con un certo scetticismo al primo episodio della settima stagione di The Walking Dead, con ancora l’amaro in bocca del malefico cliffhanger finale dello scorso anno. E invece, Scott Gimple ci ha sorpreso, stavolta nettamente, con i quaranta minuti più violenti, drammatici e intensi non solo della storia recente, ma anche dell’intero show.

Tutto inizia a giochi già fatti. Negan, un Jeffrey Dean Morgan sadico quanto teatrale, agita la sua Lucille insanguinata davanti agli occhi di uno sconcertato Rick. Su chi si sia abbattuta la mazza da baseball non lo scopriamo subito: il primo quarto d’ora è uno snervante gioco d’attesa che mescola le carte attraverso brevissimi flashback del percorso dei protagonisti nella serie. Ricordi in pillole che sono come un cortocircuito nella testa di Grimes, sempre più in balìa del suo nuovo avversario e mai così in crisi dalla morte di Lory.

Quando il mistero ci viene svelato, vediamo Lucille abbattersi sulla testa di Abraham: dispiace, ma il respiro di sollievo è spontaneo. L’ex marine è, però, solo uno specchietto per le allodole, che nasconde la seconda mazzata, stavolta destinata a Glenn. Sia chiaro, l’addio al personaggio di Steven Yeun non è una sorpresa: la sua morte, con rivedibili depistaggi di cui abbiamo già abbondantemente parlato, è strillata da un anno e ben conosciuta dai fan del fumetto. È comunque doloroso vederlo agonizzante, con un occhio che gli esce letteralmente dalle orbite, tentare di guardare Maggie per dirle le ultime parole: «Ti ritroverò». Poi, c’è solo la furia di Negan, che riduce in poltiglia la sua testa con una violenza reiterata.

Regola fondamentale della mitologia della serie è sempre stata la perdita della speranza, l’impossibilità del recupero di una vita normale, com’era prima dell’Apocalisse. Quest' episodio porta all’estremo il concetto, più di quanto avesse fatto l’esplosione del centro malattie di Atlanta della prima stagione, o la fuga dalla prigione – con morte di Hershel annessa – della quarta. Il regista Greg Nicotero si diverte un mondo nelle scene più splatter, da sempre il suo pane, e ci pietrifica facendo credere che Rick possa davvero tagliare un braccio a suo figlio Carl. La tensione è rinnovata, genuina e dal sapore inedito proprio perché assente da troppo.

Continuiamo a pensare che il momento giusto per mostrare tutto questo fosse qualche mese fa ma, nonostante il ritardo, l'impatto è innegabile. È un setup piuttosto preciso delle dinamiche narrative da revenge season che incontreremo quest’anno: già non vediamo l'ora che Rick si prenda la sua spietata vendetta (ricordando come ha ridotto i cannibali di Terminus...), ora, però, aspettiamoci di vederlo arrancare di fronte alla tirannia di Negan. Aspettiamoci di stare davvero in ansia per le sorti di Michonne o Daryl, tenuto in ostaggio dagli uomini di Jeffrey Dean Morgan. Lo show ha bisogno di tornare a sporcarsi le mani, senza i trucchetti e gli inganni della sesta stagione. Potrebbe essere un nuovo inizio: auguriamoci che gli autori non lo sprechino.

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