Patrick Melrose: la recensione della miniserie con Benedict Cumberbatch

di Giorgio Viaro - 29-06-2018

Cinque mini-film da un'ora, ispirati da altrettanti romanzi di Edward St Aubyn, e sceneggiati da David Nicholls



Una vita, cinque momenti: un viaggio a New York; un pomeriggio in una villa di campagna; una cena d’alta aristocrazia; un altro pomeriggio, la stessa campagna, molti anni dopo; un funerale.

David Nicholls adatta i cinque romanzi di ispirazione autobiografica di Edward St Aubyn che compongono la Saga dei Melrose, nelle cinque parti di una di quelle miniserie dal passo spedito, che non vogliono sacrificare l’approfondimento dei caratteri alla compattezza di un film, ma nemmeno annacquarli nell’inifinita tela di amori, tradimenti e raggiri delle lunghe narrazioni televisivi.
Si ribadisce invece in Patrick Melrose la convinzione letteraria che ha fatto le fortune di Nicholls e del suo bestseller Un giorno, ovvero la sensazione che ogni esistenza e ogni relazione si appoggino su molta routine e pochi fatti cruciali, una manciata di traumi - positivi e negativi - che compongono i tratti del carattere e quel che infine chiamiamo destino.

Per Patrick, quei traumi (qui si rischia lo spoiler) hanno contorni familiari, nascono nella cornice di una famiglia ricca e infelice, che pare marcire al sole come i fichi spappolati, d'estate, nel giardino della grande casa di proprietà in Provenza.
La serie, interpretata da Benedict Cumberbatch con quel tipo di trasporto smodato (soprattutto nel primo episodio, quello sulla dipendenza da eroina, che ha echi di The Wolf of Wall Street) che ti lascia ammirato ma giusto a un passo dall’imbarazzo, è felice di crogiolarsi in quel marciume, gode per tutto il possibile del piacere decadente di vedere questa aristocrazia annaspare nel tentativo di trovare un modo per passare le giornate, scambiandosi matrimoni, funerali, vacanze e amanti, facendo di ogni incontro un’occasione di pettegolezzo e piccola cattiveria.

In questa cornice il protagonista è l’espressione commovente di una specie di tenerezza, della possibilità di tenersi aggrappato a poche persone sincere per non farsi travolgere dai soprusi fisici e psicologici, dal nichilismo come ultima decisione sul mondo. Nelle cinque parti della miniserie, nei cinque momenti che raccontano la sua vita, Patrick parte dal più profondo dei buchi neri per risalire in superficie, ricostruendo la ragione di se stesso ma anche quella dei propri carnefici; e trovando infine la forza di perdonare chi lo ha spinto così in basso.
Una storia di riconciliazione, con dialoghi bellissimi e spudoratamente letterari, una traiettoria semplice e dolorosa, interpreti perfetti.

La serie sarà programmata su Sky Atlantic a partire dal 9 luglio.

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