Agents of S.H.I.E.L.D.: la recensione della prima stagione

di Alice Cucchetti - 28-08-2015

Joss Whedon, dopo il successo di The Avengers, porta sul piccolo schermo le avventure dello S.H.I.E.L.D.


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Ci sono un paio di cose da sapere, per parlare di Agents of S.H.I.E.L.D. La prima è che è ambientato all’interno del Marvel Cinematic Universe, cioè quell’impalcatura colossale messa in piedi dal produttore Kevin Feige insieme alla Disney, costruita allineando blockbuster sui supereroi Marvel e giunta al primo grande punto di svolta nel 2012, con The Avengers e il suo successo miliardario. La serie tv, partita nel settembre 2013, si colloca in un punto ben preciso della continuity cinematografica: dopo la battaglia di New York che conclude The Avengers, in un mondo a conoscenza dell’esistenza di alieni, eroi, superpoteri, fenomeni inspiegabili, e orfano dell’agente Coulson, ucciso da Loki nel film. La seconda cosa da sapere è che, tra i creatori di Agents of S.H.I.E.L.D. c’è Joss Whedon (insieme al fratello Jed e alla di lui consorte Maurissa Tancharoen), che per i fan della serialità televisiva è una sorta di divinità: autore di Buffy, Angel, Firefly, Dollhouse, il suo ritorno sul piccolo schermo è indiscutibilmente atteso. La terza cosa riguarda il protagonista di questa nuova serie, cioè Phil Coulson (Clark Gregg): misteriosamente redivivo, viene incaricato direttamente da Nick Fury di mettere insieme una squadra di agenti per indagare sull’improvvisa moltiplicazione di fenomeni paranormali e poteri soprannaturali seguita alla battaglia di New York. Phil Coulson è importante perché esplicita, allo stesso tempo, la poetica whedoniana e l’essenza della serie: non è Tony Stark o Capitan America, non è il kolossal-evento che trascina le folle al cinema; bensì un uomo all’apparenza semplice e rassicurante, sempre elegante, intelligente e brillante, pronto all’azione, determinato ad accompagnare, settimana dopo settimana, gli spettatori di ABC (di proprietà, ovviamente, Disney) all’interno dell’universo Marvel. Agents of S.H.I.E.L.D. inizia come una sorta di procedurale fantascientifico, con puntate quasi autoconcluse, legate dal filo del mistero sulla “resurrezione” di Coulson e della caccia al misterioso nemico Chiaroveggente. Per qualcuno, forse, è una mezza delusione: ha il sapore di X Files, Fringe, Torchwood, ma anche delle vecchie spy series anni 60; i personaggi non sembrano troppo memorabili; gli effetti speciali scolorano nel confronto con quelli del grande schermo. Ma lo show è destinato a crescere tantissimo – e a mostrare tutta la sua portata innovativa – proprio grazie alla sua natura crossmediale, al collegamento stretto con il cinema. Durante la messa in onda della serie, approdano in sala prima Thor: The Dark World, poi Captain America: The Winter Soldier, ed è soprattutto in relazione a quest’ultimo che Agents of S.H.I.E.L.D. svela le sue enormi potenzialità: quel che accade nel film (non lo sveliamo, per chi fosse ancora all’oscuro) si riflette immediatamente sulle vicende della serie, accendendo un’escalation di doppi giochi e colpi di scena, capace di tenere con il fiato sospeso fino all’ultima sequenza e, contemporaneamente, di garantire spessore a tutti i personaggi. La cosa migliore? Non è davvero necessario essere dei super nerd iper competenti per goderselo.

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