Agents of S.H.I.E.L.D.: la recensione della seconda stagione

di Alice Cucchetti - 30-08-2015

Dopo la crescita vertiginosa della prima annata, la serie Marvel cerca di mantenere il livello di colpi di scena e adrenalina


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Dopo la sorprendente crescita registrata durante la prima annata, Agents of S.H.I.E.L.D. è attesa al varco da fan e spettatori, anche perché la seconda metà di stagione coinciderà con l’approdo in sala di Avengers: Age of Ultron. Inoltre, al termine della stagione 1, tutti gli equilibri si sono ribaltati: Coulson e la sua squadra non sono più l’elite di un’intelligence riconosciuta e capillare, bensì un manipolo di agenti rinnegati e ricercati, comunque deciso a proseguire la propria missione, a combattere l’HYDRA e a ricostruire lo S.H.I.E.L.D., dietro ordine di Nick Fury. Nel frattempo, l’ex collega Grant Ward è diventato un pericoloso nemico, nonché una mina vagante imprevedibile. Lo show è ormai passato a una struttura completamente orizzontale e respira in osmosi con il sempre più stratificato Marvel Cinematic Universe: il primo episodio di stagione si apre su un flashback ambientato negli anni 40 e vede l’agente Peggy Carter (Captain America: Il primo vendicatore) recuperare alcuni artefatti alieni, tra cui un misterioso piccolo obelisco. Peggy sarà protagonista di una nuova serie, Agent Carter (in onda in Usa durante lo stop di metà stagione di Agents of S.H.I.E.L.D.), mentre l’obelisco guiderà i destini dei nostri eroi durante tutta l’annata. Lo show, complice la lunga durata (22 episodi annuali), soffre ancora, di tanto in tanto, di uno sconcertante effetto altalena, che fa seguire episodi appassionanti e intensi ad altri leggermente riempitivi; ma i personaggi sono cresciuti, il cast è evidentemente sempre più a suo agio, oltre ad essersi ampliato con l’inserimento di alcuni volti nuovi (Bobbi, Lance e Mack). Le linee narrative stagionali, inoltre, garantiscono interesse e continuità: primo fra tutti, il mistero sull’identità di Skye, sostituitosi a quello sulla seconda vita di Coulson che aveva dominato la prima stagione. Grazie a Skye, possiamo goderci la guest star più gustosa tra le molte della serie, Kyle MacLachlan (l’indimenticabile agente Cooper di Twin Peaks), in una performance divertita e sopra le righe, alla Dr. Jekyll e Mr. Hyde. Tramite Skye, poi, Agents of S.H.I.E.L.D. compie il percorso inverso, da piccolo a grande schermo, introducendo per la prima volta gli Inumani, che saranno protagonisti di un film dedicato addirittura nel 2019 (oltre a comparire, con ogni probabilità, nelle Infinity War degli Avengers). In definitiva: molto più cinecomix e un po’ meno spy movie, ma il cocktail può dirsi comunque riuscito.

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